La Cassazione V sezione penale con la sentenza 47513 del 18 ottobre 2018 ha stabilito che il Sindacato il Italia può ancora criticare e che le espressioni utilizzate da un rappresentante sindacale non integrano il reato di diffamazione se esposte attraverso un giudizio meramente soggettivo, valutativo e non oltraggioso del soggetto criticato, configurando altresì espressione del diritto di critica.
Quel diritto di criticare fatti o condizioni che sempre più spesso vuole essere confinato da aziende e datori di lavoro per evitare il confronto con chi tutela i lavoratori. Le istanze provenienti da questi ultimi che purtroppo sono diventati l’anello debole della catena sociale a causa dei nuovi modelli di sfruttamento venutisi a creare con la distruzione dei diritti nel mondo del lavoro (vedi legge Fornero, Jobs act, ecc), solo attraverso i propri rappresentanti sindacali possono essere portate all’attenzione dei padroni.
La Suprema corte chiarisce la differenza, in tema di diffamazione, tra diritto di critica e diritto di cronaca. Si amplia pertanto il confine a favore del primo. Il diritto di critica sindacale, a differenza del diritto di cronaca, non si concretizza in narrazione di fatti, ma nell’espressione di un giudizio o, più genericamente, di un’opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e comportamenti. Ai fini del riconoscimento del diritto di critica non è quindi in gioco un problema di veridicità delle dichiarazioni/argomenti, quanto piuttosto di correttezza delle espressioni utilizzate.
Questo si traduce nel fatto che è possibile ancora il diritto di critica sindacale qualora le affermazioni fatte in merito a eventi/fatti siano volte a stigmatizzarli, anche con toni duri, ma sempre nell’ambito della veridicità di quanto sostenuto. Riteniamo tale decisione della Suprema Corte importante nei contenuti e soprattutto nel contesto temporale in cui avviene. Anni e anni di politiche neo liberiste a favore della classe padronale hanno ridotto i margini dell’agire sindacale in Italia. Pensare che il Sindacato non possa nemmeno criticare fatti secondo le proprie opinioni o giudizi personali, latore delle segnalazioni ricevute dai lavoratori, farebbe pendere solo da un lato in questo paese la bilancia della giustizia sui posti di lavoro e farebbe venir meno la funzione delle parti sociali.